Il burro di karitè secondo Andrea Parodi

La materia Prima – L’albero del burro e le noci del karitè.

Appartenente alla famiglia delle Sapotaceae (a cui appartengono ARGAN e SAPOTE), dal nome botanico Butyrospermum Parkii, l’albero di Karitè cresce spontaneamente nelle savane dell’Africa Subsahariana.
Chiamato albero sacro, albero della vita, albero del burro, l’albero del karitè (i nomi comuni Karitè o Shea sono soltanto due delle decine di nomi diversi con il quale è chiamato questo frutto) ha una vita molto lunga, fino a 200 anni, ma una crescita molto lenta: inizia a dare frutti all’età di 15 anni, entra in piena produttività soltanto a partire da 25 anni e raggiunge la massima produzione di frutta dai 50 ai 100 anni. La produzione media è di 18-22 kg di frutta fresca per albero da cui si ricavano da 3 a 4 kg di noci.
L’albero del karitè è fonte primaria e di vita per le popolazioni africane. Dalle noci si ricava un prezioso burro alimentare o cosmetico.
Le bacche sono simili a quelle dell’argan, verdi e con il mallo carnoso. Il frutto in guscio viene staccato dal mallo ed una volta essiccato si può rimuovere la noce posta al suo interno.
Le donne africane sono le custodi dell’albero sacro del karitè, hanno il potere di alleviare gli spiriti dell’albero “magico” con le loro danze ed i loro canti. Per questo motivo l’albero non deve essere mai tagliato o danneggiato. Purtroppo, in alcuni paesi africani, si è intensificata la coltivazione intensiva dell’albero di Palma e molti alberi di karitè sono stati distrutti, danneggiando sia la biodiversità, bene pubblico MONDIALE, che la vita dei villaggi delle popolazioni che sono scandite dal ritmo di crescita di questo albero.
Le donne sono impegnate nella raccolta e nella preparazione del karitè da giugno a dicembre, un’attività di grande valore che contribuisce al benessere di tutto l’anno, tanto per le cure della famiglia che per i fabbisogni di grassi dell’alimentazione. Le donne raccolgono, schiacciano, cucinano, mescolano e lavorano queste “palle” di karitè per venderle poi sui mercati e ricavarne il denaro necessario per comprare cibo, tessuti, spezie.
Le caratteristiche dell’albero di Karitè e le precauzioni da usare per la raccolta dei frutti hanno scoraggiato qualsiasi velleità di piantagione tanto più che la capacità germinativa dei semi non è buona e i frutti maturano in cinque mesi; inoltre gli incendi e gli attacchi di insetti, ostacoli certo non trascurabili, hanno fatto si che non si investisse in questa produzione. Tutto ciò rende ancora più prezioso il burro di karitè.

Burro di Karitè – Produzione


La raccolta ha luogo tra metà giugno e metà settembre, durante la stagione delle piogge, quando i frutti sono maturi e cadono naturalmente al suolo. È molto importante raccogliere soltanto i frutti caduti e non quelli ancora presenti sull’albero. Infatti, quest’ultimi non hanno ancora raggiunto il loro pieno livello di maturità, e contengono dunque meno olio da cui si ricaverà il burro. Sono numerose le precauzioni che devono essere prese durante la raccolta: i frutti rimangono in buone condizioni se non sono lasciati troppo a lungo sul suolo sotto gli alberi altrimenti la germinazione comincia e ciò riduce la quantità di olio nei semi ed aumenta la loro acidità. Come avviene qui da noi in Italia per la raccolta delle olive, la qualità dell’olio dipende proprio dalla modalità e tempistiche di raccolta della materia prima.
Inoltre, occorre trattare i frutti con precauzione poiché, se schiacciati, ammuffiscono facilmente. Terminata la raccolta, la preparazione deve avvenire immediatamente in quanto il periodo secco successivo al periodo di raccolta farebbe rovinare i semi. 
Sia il frutto in guscio (rimosso dal mallo) che il seme devono essere asciugati al sole per diminuire l’umidità dei semi e farla scendere dal 40% al 7%. Soltanto con l’avvento di alcune tecnologie meccaniche di estrazione quali la molitura dei semi essiccati e la spremitura a freddo si è potuto ottenere un burro più puro e meno ossidato.
Il procedimento di estrazione dai semi e della produzione del burro è molto laborioso e viene effettuato esclusivamente dalle donne sole od in cooperativa. Soltanto ultimamente gli uomini gestiscono piccoli centri di macinatura dei semi o spremitura degli stessi per agevolare il lavoro delle donne.
A volte ci vogliono anche due settimane prima di ottenere il burro. Infatti la produzione artigianale, se non è fatta correttamente, tende ad irrancidire il burro in quanto le noci ed il burro stesso viene spesso a contatto con l’acqua e viene sottoposta molto spesso a sbalzi di temperatura quando anche a bollitura sostenuta.
Il burro grezzo ottenuto solitamente veniva filtrato su teli di cotone ma questo non consentiva la separazione dell’acqua in maniera tale da garantire la stabilità dell’olio (burro fuso). Per questo si è resa necessaria una filtrazione su filtropressa per garantire la completa assenza di acqua dal burro.
Molte donne di esperienza radunatesi in cooperative si sono dotate di sistemi che possono comunque migliorare la qualità del burro prodotto ed invece di venderlo localmente si sono organizzare per esportarlo in altri paesi.
Una volta preparato, il burro di karitè viene importato in Europa allo stato grezzo (Bianco Avorio per la varietà Paradoxa ed avorio tendente al giallo per la varietà Nilotica, quest’ultimo più soffice perché meno di ricco di acido stearico) .
Come precedentemente descritto la qualità della materia prima determina la qualità del prodotto finito ed il relativo prezzo. A seconda quindi dell’acidità del burro grezzo si determinano i successivi passaggi di lavorazione per poter rendere il prodotto commestibile od utilizzabile per gli svariati usi tra cui quelli della preparazione di cosmetici di altà qualità. Quindi il passaggio della raffinazione non deve essere demonizzato come una lavorazione che distrugge o sminuisce le qualità del burro, anzi. Proprio grazie alla raffinazione si riescono recuperare grandi di quantità di burro che viene rivalorizzato e rigenerato ottenendo materia prima di qualità ad un costo minore, rispetto a prodotti artigianali sicuramente più costosi. Questo discorso non vale soltanto per il burro di karitè ma per molti altri prodotti che vedono rivivere una seconda vita, proprio grazie alla loro rivalorizzazione.
Quindi il burro di karitè grezzo viene raffinato per via fisica e non chimica (nel caso del burro di karitè biologico) per eliminare odore e colore. La raffinazione fisica prevede un primo lavaggio del burro in acido citrico per eliminare le impurità e successiva distillazione degli acidi grassi in corrente di vapore e filtraggio su terre naturali o su filtropressa con cartoni e cotone naturale. Questi passaggi, oltre ad eliminare le caratteristiche negative di un burro grezzo, garantiscono la stabilità all’ossidazione nel tempo. Come detto precedentemente, il burro di karitè utilizzato per la raffinazione non possiede le stesse qualità di un burro di karitè “vergine”, si tratta di burro grezzo con acidità superiore al 5%.
Il burro di karitè raffinato è richiesto dalla maggiore parte della clientela industriale in quanto si presta ad essere utilizzato in molteplici formulazioni cosmetiche oltre che alimentari. Molti privati o utilizzatori finali, bloggers (you tube) o formulatori di cosmetici casalinghi preferiscono invece avere il burro naturale non raffinato ma occorre fare attenzione che non venga invece acquistato un burro grezzo e che può contenere impurità ed acqua. Le donne africane chiamano questo albero, “l’albero della giovinezza” in quanto possiede eccezionali virtù cosmetiche.

Il burro di karitè e le sue caratteristiche

Ormai da anni, il burro di karitè è commercializzato e prodotto da grande aziende alimentari per utilizzarlo come sostituto alla margarina ed al burro di cacao. Con il frazionamento degli acidi grassi, si ottengono i surrogati del cacao. Il 95% della produzione infatti è destinata alla produzione di cioccolato o all’industria dolciaria Europea e Giapponese.
Ma come in Africa, il burro di karitè non è solamente utilizzato per scopi alimentari.
Grazie alla consistenza burrosa e ad alla sua cristallizzazione, è un prodotto molto stabile all’ossidazione. Il burro di karitè naturale è composto da un’alta percentuale di gliceridi quali acido oleico, stearico, linoleico e palmitico, da vitamina A (quello non raffinato), B, E F. La frazione in saponificabile contiene elevate quantità di esteri dell’acido cinnamico, triterpeni e steroli. L’alcol triterpenico più caratteristico del burro di karitè è il BUTIRROSPERMOLO, ma tra gli altri componenti importanti e ricercati troviamo la beta-amirina ed il karitene. Questi principi attivi, oltre ai tocoferoli naturali (vitamine E) presenti nel burro, sono antiossidanti naturali e svolgono un’azione protettiva e rigenerante del cuoio capelluto. Infatti, un’elevata concentrazione in alcoli triterpenici favorisce l’aumento della circolazione capillare locale permettendo così una riossigenazione tessutale e facilitando l’eliminazione dei residui metabologici. Il suo uso regolare nutre la pelle in profondità prevenendo la caduta  dei capelli e rigenerando la cute.
La ricchezza in acidi grassi saturi combinata ai carburi insaturi ne fa un complemento indispensabile per gli schermi U.V. nei quali intensifica l’indice di protezione solare.
Proprio per il suo largo impiego in cosmetica, il burro di karitè è stato oggetto di numerosi test dermatologici e studi scientifici che ne attestano l’indiscussa efficacia cosmetica. Ecco alcuni dei risultati sorprendenti sulla validità di questo ingrediente attivo:

  • Elevato potere di cicatrizzazione, di rassodamento cutaneo, di protezione dagli eritemi solari e trattamento degli stessi
  • ottimo per la secchezza cutanea, dermatosi, ustioni, rugosità, ulcerazioni, irritazioni e screpolature.

I primi a testare l’efficacia del prodotto sono state proprio le popolazioni indigene in Africa in quanto l’albero del karitè, chiamato albero della vita veniva impiegato come balsamo medicinale nel trattamento della pelle, nei reumatismi, indolenzimenti, ustioni, piaghe, ferite con risultati straordinari. Da sempre le donne massaggiano i loro bambini con il burro di karitè per proteggere la loro pelle delicata.
Grazie agli studi scientifici applicati al prodotto puro ed inalterato da formulazioni cosmetiche si è stabilito che i principi attivi sono sostanzialmente riconducibili alla frazione insaponificabile ivi contenuta in alte percentuali. Tali componenti attive del burro svolgono un’azione rigenerante delle fibre elastiche e del collagene aiutando il nostro organismo a produrre da sé l’acido ialuronico. Da qui il loro impiego contro le smagliature.
Come per il burro di karitè, anche per altri oli vegetali, la combinazione degli acidi grassi, della frazione in saponificabile, degli oli essenziali naturalmente presenti (negli oli non deodorati) fanno di questi ingredienti il compagno migliore per la nostra pelle ed il nostro organismo.

Il nostro burro di karitè biologico

Avendo sopra elencato tutte le virtù e le caratteristiche del burro di karitè possiamo aggiungere solamente le qualità disponibili da noi prodotte:
Burro di Karitè Biologico CRUDO non raffinato
Burro di Karitè Biologico RAFFINATO

Composizione chimica:

  • Acido palmitico 3-8 %
  • Acido stearico 35-45 %
  • Acido palmitoleico max 0.5
  • ACIDI GRASSI MONOINSATURI 40-50 %
  • Acido oleico 40-50 %
  • ACIDI GRASSI POLINSATURI 4-10 %
  • Acido linoleico 4-10 %
  • Acido alfa linolenico max 0.5 %
  • Acido eicosenoico max 1.5

La percentuale della frazione sterolica varia a seconda della tipologia delle materie prime e della provenienza.